LEGEND OF ZELDA: A LINK TO THE PAST

 legend of zelda a link to the past

Prima di scrivere questo pezzo ci siamo soffermati a lungo su quale videogioco trattare in quest\’occasione e dopo giorni di riflessioni, notti passate in bianco e i fogli sprecati abbiamo capito che il titolo da trattare deve essere semplice, ma di forte impatto. Presentiamo quindi una visione retro su quel capolavoro che è LEGEND OF ZELDA: A LINK TO THE PAST.

 Un logo che per molti era qualcosa di più dei semplici pixel.

Per qualcuno il titolo in questione altro non è che un ennesimo ZELDA, messo in commercio solo per vendere e niente di più. Naturalmente parliamo di quei mentecatti che non hanno mai preso un Zelda in mano. Per gli altri questo capitolo segna un certo traguardo della saga e un suo radicale cambiamento.

A Link to the Past vede la sua nascita sul SNES ed è il terzo capitolo delle avventure di Link. La fama di questo gioco è talmente elevata da inserire il capitolo in un gioco per GBA,affiancato da Four Swords. L\’anno delle due uscite sono: 1991 e 2003 e siete possessori di una delle due console e non avete giocato a questo piccolo capolavoro allora fatelo in fretta.

La trama del gioco è molto semplice come al solito. La principessa Zelda è stata rapita dal cattivissimo mago Agahnim. Grazie alla telepatia la principessa chiede a Link di salvarla ed è qui che inizia l\’avventura del nostro impavido avventuriero. Egli (e quindi noi) dovrà mettersi alla ricerca della Spada Suprema e sconfiggere lo stregone, fermando i suoi loschi piani. Se dal punto di vista della profondità narrativa il gioco ci offre un Zelda simile agli altri, la giocabilità di questo capitolo, sommata alla potenza grafica è qualcosa di strabiliante per 1991.

 Il nostro caro LINK con lo scudo. A chi non viene da piangere?

A colpirci infatti sono proprio questi due fattori: la grafica e il gameplay. Naturalmente è riduttivo nominare solo questi due fattori, in quanto ci sono mille fattori emotivi, ma quelli li lasceremo da parte.Lo stile grafico adottato in A Link to the Past è sì simile a quello dei precedenti, ossia, a volo d\’uccello. La differenza sta proprio del disegno dei personaggi e dei luoghi. E\’ davvero difficile parlare di realismo, è vero, ma qui gli ambienti sono più realistici rispetto agli altri giochi del 1991 e anche degli anni a venire. La cura maniacale riversata sugli ambienti e personaggi viene ripagata dall\’amore che i fan provano per l\’opera multimediale. I colori dei due mondi appaiono quasi come due mondi ultraterreni, ma governabili da noi. Il giocatore empirico è quell\’entità che controlla un piccolo alter ego digitale, privo di voce. I colori lugubri, spenti e malinconici del mondo governato dal male trasmettono proprio delle vere vene di tristezza, al contrario quelle del mondo governato dal bene.

Spesso accade che un gioco per le vecchie generazioni appaia abbastanza legnoso e ingestibile, ma questo è un gioco che vi stupirà anche da quel punto di vista. Provato oggi, nel 2013 il gioco stupisce per la sua eccellente fluidità. Toccando e provando i controlli ci si rende conto fin dai primi istanti che le reazioni e i movenze non sono quelle dei classici giochi anni 90, ma sono una spanna più in su rispetto alla media. Basta giocare per una decina di minuti per capire e ricordare a memoria tutto il sistema di controllo. Questo porta a un\’immediata immersione nel mondo di gioco, popolato da creatura più varie.

 Miglioramenti grafici. Sarebbe orgasmico.

Forse oggi questo gioco potrebbe non piacere ai più giovani, ma se solo decidessero ad abbandonare i dogmi del gaming moderno per immergersi in quello retro si renderebbero conto che il mondo di Legend of Zelda: A Link To The Past ha da offrire davvero tanto anche nel 2013.