A tu per tu con Marco Accordi Rickards sull’apertura del Vigamus

Intervista a Marco “Metalmark” Accordi Rickards, Direttore, VIGAMUS – The Video Game Museum of Rome da parte di Luca Castronovo (Berserk1981) sulla prossima apertura del Vigamus:

Ciao Marco, benvenuto tra i Paladini! Vorrei partire subito con la prima domanda: il VIGAMUS, il primo museo italiano del Videogioco… cosa vi ha spinto ad aprire un museo del Videogioco in Italia?


Ciao ragazzi, grazie di aver deciso di ospitarmi! Mmm… diciamo che ci ha spinto la voglia di dare una casa permanente e sempre operativa a tutte le iniziative a favore del Videogioco. Considero il VIGAMUS come il quartier generale della XCOM, solo che per noi il nemico, invece degli extraterrestri (Sectoidi, Smilzi, Muton, Fluttuanti, Eterei… ok, ok, il malato di XCOM che è in me sta avendo la meglio, mi fermo!), sono la disinformazione, l’ignoranza e il pregiudizio.
Creare un museo del Videogioco non è un’idea originale: tutti lo hanno pensato, da sempre. Il difficile era farlo, e non a caso ci sono voluti quasi quattro anni da quella fatidica idea all’apertura! È tanto? Credetemi, niente affatto. Aprire un nuovo museo dal niente e per giunta dedicato a qualcosa che per le istituzioni è più misterioso di Atlantide non è solo difficile… è quasi impossibile.

Seconda domanda: la realtà dei videogiochi in Italia. Secondo te, come siamo messi?

Sono un inguaribile ottimista, sai? Ok, l’Italia del Videogioco, sotto diversi aspetti, è indietro rispetto ad altri Paesi (penso alla Francia o alla Germania, per non parlare di Inghilterra, USA, Canada o Giappone), ma vedo fiorire tante iniziative interessanti sotto tutti i punti di vista, e sempre più frequentemente. Questo mi conforta, e dà un senso all’esistenza di AIOMI: non ci interessa soltanto organizzare iniziative in prima persona, ma anche cercare di ispirare altri a fare lo stesso. Tutti noi che amiamo il Videogioco abbiamo il dovere morale di unirci e combattere insieme. È una dannatissima co-op mode, ragazzi. Mettete quella moneta e unitevi alla lotta!
Per questa ragione, garantisco che le porte del VIGAMUS, nei limiti del possibile, resteranno sempre aperte per singoli e gruppi desiderosi di dar vita a nuove iniziative. Contattateci dal sito di AIOMI (www.aiomi.it) o di VIGAMUS (www.vigamus.com). Noi ci siamo.

Terza domanda: il VIGAMUS fa ripercorrere la storia dei videogiochi a grandi e piccoli; secondo te, i ragazzi di oggi sono interessati a conoscere le console degli anni ’70?

Credo di sì, sai? Per tante ragioni. Il Videogioco, come molte arti e molti media, non fa che citarsi, riprodursi e rielaborare ciclicamente schemi e cliché. Ciò che un tempo era demodé può tornare attuale, magari grazie alle nuove piattaforme. Nei titoli dei primordi della game industry e in quelli, immediatamente successivi, della golden age, troviamo delle formule di gameplay assolutamente geniali, delle soluzioni estetiche strabilianti, a tratti tuttora insuperate. Ovviamente un bambino, o comunque un giovanissimo, non penserà mai tutto questo… ma è tutto questo a determinare un istintivo interesse. Sono console magnetiche, con giochi che ti catturano in maniera ipnotica. Se giochi a un qualunque Mario, oggi, non puoi non interessarti a Pitfall.

Quarta domanda: c\’è stato un momento in cui avete pensato di rinunciare a questo progetto?

Sai che non è facile rispondere? Due sentimenti contraddittori si agitano dentro di me… e davvero non so dirti dove stia la verità. Da una parte, in tutta franchezza, mi verrebbe da replicare. “Una volta? Oh no, amico… mille volte. Un milione di volte!” Perché le difficoltà sono state disumane, e di ogni genere. Credo che avrebbero minato lo spirito di chiunque. Abbiamo vissuto giornate buie, credimi.
Però, con altrettanta sincerità, ti dico che in realtà no, mai abbiamo davvero pensato di mollare. Perché noi siamo dei matti. Matti che non si arrendono mai. Death or glory, amico mio. Death or glory.

Quinta domanda: Quanti pezzi pensate di raccogliere nel vostro museo ?

Non abbiamo mai puntato sulla quantità né, per ora, lo faremo. Abbiamo centinaia di pezzi hardware e migliaia di giochi, ma ne esporremo, inizialmente, non più di trecento, in totale. Stipare oggetti dentro a vetrine non è fare un museo. Nel VIGAMUS ci sono precisi percorsi illustrati: testi, oggetti fisici, video realizzati ad hoc, altre mostre tematiche. Siamo un Museo vero, con un comitato editoriale, un centro studi e, diciamolo, una direzione. Ho delle idee maturate in 13 anni di giornalismo di settore e quattro di insegnamento universitario e attività sul campo in AIOMI: non pretendo siano giuste, ma le propongo ai fruitori del VIGAMUS, sperando di destare il loro interesse.

Sesta domanda: altri progetti per il futuro?

Scherzi? Una marea, molti dei quali sono già in esecuzione. Ma io ho una fissazione: non lanciarmi mai in proclami, non parlare di iniziative che non sono certo di poter portare a termine. Quindi vi dico: intanto godiamoci il fatto di avere finalmente in Italia un Museo del Videogioco, poi ci dedicheremo, magari tutti insieme, a costruire i passi successivi.
E voi, Paladini, siete pronti a darci una mano?

Grazie 1000 Marco per la tua disponibilità.

Redazione